Pochi autori italiani sono riusciti a lasciare un segno così profondo nell’immaginario fantasy di un’intera generazione quanto Licia Troisi. Per chi è cresciuto tra scaffali pieni di romanzi Mondadori consumati ai bordi, forum dedicati al fantasy italiano, fanart di Nihal salvate su vecchi hard disk e interminabili discussioni su draghi, mezzelfi e magie oscure, il suo nome non rappresenta soltanto una scrittrice di successo: rappresenta un vero passaggio generazionale della narrativa geek italiana. Ed è proprio per questo che l’appuntamento del 14 giugno alle ore 15:00 sul palco di Cinecittà Street durante RomaComics promette di trasformarsi in qualcosa di molto più grande di un semplice incontro con il pubblico. Sarà quasi un ritorno a casa per migliaia di lettori che, tra le pagine del Mondo Emerso, hanno imparato cosa significhi perdersi davvero dentro una storia.
Romana, nata il 25 novembre del 1980, cresciuta a Ostia con quella miscela tutta particolare di mare, periferia, immaginazione e cultura pop che spesso crea narratori fuori dagli schemi, Licia Troisi ha costruito la sua carriera senza seguire il percorso tradizionale dell’autore fantasy “classico”. Anzi, la sua traiettoria sembra uscita direttamente da uno di quei racconti che parlano di personaggi destinati a camminare tra due mondi diversi. Da una parte la scienza, rigorosa, matematica, cosmica. Dall’altra il fantasy, popolato di guerrieri, creature leggendarie e universi immaginari. Eppure proprio questa fusione apparentemente impossibile è diventata la cifra della sua identità narrativa.
Dopo il liceo classico Kant di Roma arriva l’università di Tor Vergata, la laurea in fisica con indirizzo astrofisico e una tesi sulle galassie nane, fino al conseguimento del dottorato in astronomia nel 2012. Una biografia che potrebbe appartenere tranquillamente a uno scienziato della NASA e che invece si intreccia con uno dei fenomeni editoriali più importanti del fantasy italiano contemporaneo. Perché mentre studiava stelle, sistemi cosmici e profondità dell’universo, Licia stava anche costruendo il Mondo Emerso, una delle ambientazioni fantasy più amate dal pubblico italiano.
Chi ha vissuto gli anni Duemila da lettore fantasy in Italia ricorda perfettamente l’arrivo di “Nihal della Terra del Vento”. Era il 2004 e qualcosa cambiò davvero. In libreria comparve questa protagonista lontanissima dagli stereotipi dell’epoca, armata di rabbia, fragilità, coraggio e desiderio di riscatto. Nihal non era soltanto un’eroina fantasy. Per tantissimi lettori rappresentava la possibilità di vedere finalmente una protagonista femminile centrale, potente e complessa in un panorama dominato ancora da modelli molto tradizionali. E forse oggi si tende a dimenticare quanto quell’impatto sia stato enorme, soprattutto per il pubblico adolescente cresciuto tra anime giapponesi, videogiochi RPG e fumetti manga.
Non è un caso che la stessa Troisi abbia sempre dichiarato il proprio amore per il fantasy e per il mondo manga. Quel DNA narrativo si percepisce chiaramente nelle sue opere: nei combattimenti spettacolari, nelle relazioni emotive molto intense tra i personaggi, nell’epicità quasi “anime” di alcune sequenze, nella costruzione di figure iconiche capaci di restare nella memoria collettiva. Le “Cronache del Mondo Emerso” diventano rapidamente un successo enorme, seguite poi da “Le Guerre del Mondo Emerso” e “Le Leggende del Mondo Emerso”, trasformando quella che inizialmente sembrava una trilogia fantasy italiana in un universo narrativo vastissimo e riconoscibile.
Eppure la storia di Licia Troisi non è mai stata una favola semplice o lineare. Il successo arrivò prestissimo e proprio quella rapidità generò anche critiche, diffidenze, discussioni accese nell’ambiente letterario. Una parte della critica dell’epoca contestò la sua giovane età e quella presunta mancanza di “gavetta” che spesso in Italia diventa quasi una colpa. Col senno di poi fa sorridere pensare a quelle polemiche, considerando che oggi Troisi è una delle autrici italiane fantasy più lette e riconosciute anche all’estero, con milioni di copie vendute nel mondo e intere generazioni di lettori cresciute insieme ai suoi libri.
La cosa affascinante è che non si è mai limitata a vivere di rendita sul successo del Mondo Emerso. Ogni fase della sua carriera sembra raccontare il desiderio continuo di cambiare pelle, sperimentare, cercare nuovi linguaggi. “La ragazza drago”, “I Regni di Nashira”, “Pandora”, “La saga del Dominio”, fino ai più recenti romanzi gialli come “La luce delle stelle” e “Uscimmo a riveder le stelle”, mostrano una scrittrice che non ha mai accettato di diventare la caricatura di sé stessa. Persino il suo rapporto con il fumetto rivela questa curiosità continua: dalle collaborazioni con Paolo Barbieri fino alle storie scritte per Topolino, passando per progetti come “Strix”, fortemente influenzato dall’estetica manga.
E qui arriva forse l’aspetto più interessante della sua figura pubblica: Licia Troisi è riuscita a demolire quella vecchia idea secondo cui cultura scientifica e immaginazione fantastica dovrebbero restare separate. Nei suoi saggi divulgativi dedicati all’astrofisica si percepisce la stessa meraviglia cosmica presente nei suoi romanzi fantasy. “Astrofisica per ansiosi”, già dal titolo, sembra quasi scritto da qualcuno cresciuto contemporaneamente con Isaac Asimov, Sailor Moon e Star Wars. Perché alla fine il senso di stupore davanti all’universo è identico, sia che si guardi una nebulosa attraverso un telescopio sia che si segua il viaggio di una guerriera mezzelfa tra le Terre Emersi.
Anche la televisione ha finito per accorgersi di questa capacità comunicativa. Dal 2018 è infatti volto di “Terza Pagina” su Rai 5, spazio dedicato all’approfondimento culturale. Una presenza che racconta molto anche dell’evoluzione della cultura nerd italiana: quella che un tempo veniva considerata una nicchia marginale oggi dialoga apertamente con la divulgazione, la letteratura e i media mainstream.
Per questo motivo la sua presenza a RomaComics assume un significato speciale. Farlo poi dentro Cinecittà World aggiunge un ulteriore livello simbolico all’evento. Un parco costruito sull’immaginario cinematografico che ospita una delle autrici capaci di alimentare per oltre vent’anni l’immaginazione fantasy italiana sembra quasi la collisione perfetta tra mondi narrativi differenti. E conoscendo il pubblico nerd romano, è facile immaginare che il panel del 14 giugno alle 15:00 su Cinecittà Street diventerà molto rapidamente uno di quegli appuntamenti da vivere non solo come incontro letterario, ma come esperienza collettiva condivisa tra fan.
Perché alla fine Licia Troisi appartiene a quella rarissima categoria di autori che riescono a diventare memoria emotiva. Ognuno ricorda dove ha letto per la prima volta Nihal. Ognuno associa quei romanzi a un periodo preciso della propria vita. Le scuole superiori, le prime fiere del fumetto, le notti passate a leggere sotto le coperte, le discussioni online nei forum fantasy italiani che sembrano provenire da un’altra era di internet. E forse il segreto del suo successo sta proprio lì: non avere mai scritto fantasy con distacco accademico, ma con la partecipazione autentica di chi quei mondi li ha sempre amati davvero.
Adesso resta solo da capire quale sarà l’atmosfera di quel palco a Cinecittà Street. Nostalgia? Emozione? Domande sul futuro del fantasy italiano? Ricordi del Mondo Emerso? Probabilmente tutto insieme. E conoscendo il fandom italiano, qualcuno tirerà sicuramente fuori Nihal ancora una volta. In fondo certi personaggi non invecchiano mai davvero.


