Un certo tipo di immaginario nerd italiano porta inevitabilmente il nome di Roberto Genovesi, anche se spesso il grande pubblico non se ne rende conto subito. Dietro moltissime trasformazioni della cultura pop televisiva, dell’animazione italiana, della divulgazione crossmediale e persino del modo in cui intere generazioni hanno imparato a vivere anime, fumetti e videogiochi come qualcosa di culturalmente serio, stratificato e degno di attenzione, la sua figura compare con una continuità impressionante. Ecco perché la presenza di Roberto Genovesi a Roma Comics @ Cinecittà World il 13 giugno 2026 assume un peso particolare per chiunque sia cresciuto tra Rai Gulp, romanzi storici contaminati dall’occulto, festival dell’animazione e quella stagione irripetibile in cui il fumetto italiano cercava di parlare contemporaneamente ai fan hardcore e al pubblico generalista.
Classe 1965, romano, giornalista professionista dal 1987, Genovesi appartiene a quella rara categoria di autori capaci di muoversi tra linguaggi completamente diversi senza mai perdere identità. Giornalismo, narrativa, televisione, università, videogiochi, fumetto, divulgazione culturale: nel suo percorso tutto sembra collegato da un’idea precisa di racconto, quasi come se ogni medium fosse soltanto una porta differente verso la stessa ossessione narrativa. Chi ha vissuto gli anni Novanta e Duemila da appassionato di cultura geek italiana probabilmente ha incrociato il suo lavoro senza nemmeno accorgersene. Prima all’agenzia stampa ASCA, dove ha ricoperto ruoli centrali occupandosi di economia, sociale e multimedia, poi nelle istituzioni, collaborando con Presidenza del Consiglio e Ministero delle Comunicazioni sulle politiche dedicate all’infanzia e ai media, fino ad arrivare a una carriera che ha progressivamente intrecciato entertainment e formazione culturale.
Ridurre Roberto Genovesi a “dirigente Rai” sarebbe però quasi offensivo, perché il suo percorso racconta molto di più. Oggi dirige Rai Kids, la struttura della Rai dedicata ai più giovani, ma il suo nome resta legato anche a una delle rivoluzioni televisive più importanti per i nerd italiani: la nascita di Rai Gulp e Rai Yoyo, ideati insieme a Gianfranco Noferi in un periodo storico in cui il rapporto tra televisione pubblica e cultura pop stava cambiando pelle. Per molti ragazzi cresciuti nei Duemila, quei canali non erano soltanto spazi televisivi, ma veri luoghi identitari. Anime, serie animate, produzioni europee, immaginario fantasy e linguaggi digitali hanno trovato lì una casa stabile, contribuendo a normalizzare passioni che fino a pochi anni prima venivano ancora trattate come nicchie eccentriche.
Poi esiste il Genovesi scrittore, ed è probabilmente quello che più affascina i lettori abituati a divorare romanzi storici, misteri templari e fantasy militare con atmosfere oscure. La saga della Legione Occulta ha segnato profondamente la narrativa pop italiana degli ultimi anni, riuscendo a mescolare antica Roma, occultismo e avventura con un ritmo che ricordava certe produzioni seriali americane ma mantenendo una sensibilità tutta europea. Romanzi come “La legione occulta dell’impero romano”, “I guardiani di Roma” o “I due imperatori” hanno costruito un universo narrativo compatto, pieno di legioni maledette, intrighi imperiali e suggestioni archeologiche che sembrano nate dall’incontro impossibile tra Valerio Massimo Manfredi, Warhammer e il gusto cinematografico di certi kolossal anni Ottanta.
E qui arriva forse l’aspetto più interessante della sua carriera: Genovesi non ha mai trattato la cultura nerd come un recinto chiuso. Nei suoi lavori convivono divulgazione storica, fantasy, memoria collettiva e immaginario popolare. “Il ragazzo che liberò Auschwitz”, finalista al Premio Acqui Storia 2023, ne è una dimostrazione fortissima. Un autore capace di passare dai templari oscuri ai drammi della memoria europea senza perdere intensità narrativa non è qualcosa che capita spesso nel panorama italiano. Lo stesso vale per romanzi come “L’angelo di Mathausen” o “Il Leone di Svevia”, dedicato a Federico II, figura che sembra quasi uscita da un manga storico seinen per quanto sia piena di contraddizioni, visione politica e leggenda.
Chi frequenta il mondo del fumetto italiano conosce bene anche il suo legame con Sergio Toppi. Le graphic novel realizzate insieme rappresentano uno di quei punti di incontro rarissimi tra divulgazione culturale e arte sequenziale d’autore. Federico II, Carlo Magno, Gengis Khan, Archimede di Siracusa: personaggi storici trasformati in figure vive, dense, quasi cinematografiche, grazie a una scrittura che non ha mai avuto paura della contaminazione tra linguaggio accademico e narrazione pop.
Poi c’è il lato che farà brillare gli occhi ai gamer old school. In un’epoca in cui il videogioco veniva ancora considerato un passatempo minore, Roberto Genovesi insegnava Teoria e Tecnica dei Linguaggi Crossmediali nelle università italiane ed è stato addirittura il primo titolare di una cattedra universitaria dedicata ai videogiochi nella storia accademica italiana. Detta oggi sembra quasi una cosa normale, ma chi ricorda il clima culturale di fine anni Novanta o inizio Duemila sa perfettamente quanto fosse rivoluzionario. Ancora più folle pensare che abbia lavorato anche sul gioco di ruolo e sul videogioco di Nathan Never, uno dei personaggi più cyberpunk e filosoficamente affascinanti della scuola Bonelli.
Ed è impossibile non citare il suo rapporto con l’animazione. Roberto Genovesi è stato direttore artistico di Cartoons on the Bay, il festival internazionale dell’animazione crossmediale della Rai, un evento che negli anni ha ospitato artisti, studi e produzioni provenienti da tutto il mondo, diventando una specie di ponte tra l’industria italiana e l’immaginario globale dell’animazione contemporanea. Per chi vive davvero il mondo nerd, Cartoons on the Bay non è mai stato soltanto un festival: era uno di quei luoghi in cui potevi vedere convivere anime giapponesi, CGI europea, storytelling educativo, videogame art e serialità televisiva nello stesso ecosistema creativo.
La sua partecipazione a Roma Comics @ Cinecittà World promette quindi qualcosa di molto diverso dal classico panel celebrativo. Genovesi rappresenta una generazione di autori e professionisti che hanno costruito la legittimazione culturale dell’universo geek italiano molto prima che diventasse mainstream. Prima delle piattaforme streaming, prima della “nerd culture” trasformata in marketing globale, prima che i videogiochi diventassero industria dominante, esistevano figure come lui che già parlavano di crossmedialità, linguaggi ibridi e cultura pop come strumenti per leggere il presente.
E forse è proprio questo il motivo per cui il suo incontro del 13 giugno 2026 potrebbe diventare uno dei momenti più interessanti di Roma Comics @ Cinecittà World. Non soltanto per ascoltare aneddoti su Rai, fumetti o romanzi storici, ma per capire come sia cambiato il nostro modo di vivere il fantastico negli ultimi trent’anni. Perché dietro ogni generazione nerd esiste sempre qualcuno che ha contribuito a costruire il ponte tra passione e riconoscimento culturale. Roberto Genovesi, da questo punto di vista, quel ponte lo ha attraversato praticamente tutto. E chi frequenterà Cinecittà World probabilmente avrà parecchie domande da fargli.


